domenica 10 febbraio 2019

Correre col cuore di latta per fare soldi e comprarci una Rolls Royce...

Tutti parlano del festival ma nessuno dice che...
Il Festival di Sanremo, snobbato da molti intellettuali, ha sempre rappresentato per me una vetrina privilegiata per osservare fenomeni di costume e tendenze della nostra società, perché alla fine la canzone italiana ci parla, con sottofondo musicale, del nostro paese.
La scommessa di Baglioni è stata quella di aver inserito in gara un bel numero di giovani, di volti che non erano noti ai soliti frequentatori del festival, e a giudicare dal podio la scommessa l'ha vinta. L'età media dei primi classificati è davvero bassa.
Visto che sulla vittoria di Mahmood e sulle sue origini egiziane le polemiche sono già state fatte tutte, mi vorrei soffermare sull'argomento del testo della sua canzone, e del filo rosso che unisce la quasi totalità dei testi delle canzoni di quest'anno.
Se prima al centro della musica italiana c'era l'amore, la coppia, oggi ai rapporti amorosi resta uno spazio più ridotto. Il testo di buona parte dei pezzi parla del conflitto generazionale, dei rapporti familiari, e questo un significato ce lo avrà di sicuro.
Il padre della canzone vincitrice è un padre assente, che non riesce ad assolvere al suo compito, che non è un esempio valido per il figlio, che perde la dignità e l'orgoglio e genera sofferenza, e un grosso vuoto. Qualcuno potrebbe dire che il conflitto tra padre e figlio in questo caso è anche uno scontro tra culture, ma questa è una falsa lettura, perché non è in discussione il mondo musulmano, ma i cattivi esempi, da qualsiasi cultura provengano.
Il padre della canzone di Irama, ad esempio, non è certo straniero, eppure è violento, "La ragazza con il cuore di latta" si porta come un macigno addosso una storia fatta di lividi e alcolismo.
Il ragazzo sedicenne della canzone di Daniele Silvestri si sente prigioniero della scuola, e pensa alla sua famiglia come "ai domiciliari". La canzone denuncia la difficoltà di comunicazione tra adulti e giovani, del tentativo di incasellare con le conseguenti sofferenze qualsiasi forma di "Argento vivo".
La canzone è un vero grido di dolore, è una denuncia forte, e sarebbe davvero un peccato mortale non coglierne il senso.
Anche in altre canzoni si parla di rapporti familiari, e gli unici positivi sono quelli che solcano la cifra della nostalgia, come nella canzone di Ultimo, votatissimo dal pubblico, che rimpiange chi non c'è più, forse una madre avvertita prima come rompipalle e di cui ora il protagonista sente la mancanza. Anche Paola Turci riscopre il padre nel momento in cui lui sta morendo, e la dedica al nonno di Nigiotti è struggente, e si muove nel passato, nella scia di quello che non c'è più.
A sancire di più il fil rouge che unisce le canzoni di quest'anno c'è poi l'intensa partecipazione di Anastasio, anche lui giovanissimo, vincitore di X Factor, che come già nel talent denuncia con il suo testo questa difficoltà a "correre" che la società impone ai giovani. La società dei valori retorici e tradizionali è stata ben rappresentata infine dal Volo, che si beccano il terzo posto lasciandosi alle spalle canzoni molto meno inutili della loro.
Ora veniamo a me, e alle mie emozioni. Queste canzoni mi portano riflessioni un po' scomode, e dolorose. Nel gioco delle parti io sono costretta a stare dall'altro lato, nel mondo degli adulti, eppure sento in me tanta empatia per questo disagio giovanile, e avverto come un male necessario il darmi addosso dei miei figli, per cui io rappresento mio malgrado il nemico. Eppure in qualche momento anche io percepisco la scuola come una prigione in cui sono reclusa da 50 anni, eppure non riesco a comunicare ai ragazzi che io sono dalla loro stessa parte. Questa società in cui contano solo i Soldi, Soldi, (clap clap), che ci fa vivere come miti una diva platinata che piange in Rolls Royce, o una cantante di 27 anni che si sfonda di alcool e droghe (vedi testo della canzone di Achille Lauro, manifesto di una vita spericolata 2.0) in fondo ci ha reso tutti fragili, tutti intenti a correre per fare soldi e vivere con un cuore di latta. Come potremmo farglielo capire? Come potremmo ridefinire la famiglia con contorni più umani e meno anacronistici?
Quello che invece quest'anno è davvero mancato, è uno spazio femminile, solo 6 donne in gara, nessuna sul podio, dove l'unica papabile era una stella del rock di 68 anni vicina alla quota 100. Davvero non c'è nessuna ragazza in Italia che non sappia raccontare rappando il nostro mondo, che è ancora più complicato di quello di chi nasce maschio?
Ma siccome in fondo sono sole canzonette mi concentrerei infine sull'interrogativo irrisolto: cosa c'era nella borsetta della Bertè? Nessuno ne parla...


sabato 15 dicembre 2018

FACCIO IL TIFO PER L'ASTEROIDE (e anche per Anastasio e per il Napoli)

FACCIO IL TIFO PER L'ASTEROIDE  
(e anche per Anastasio e per il Napoli) 


Torno a scrivere dopo molti mesi, e lo faccio per un'emergenza creativa, per mettere nero su bianco alcuni pensieri e ritrovarne il filo logico. 
Scrivo dunque per me e non per gli altri, anche se non nascondo che l'idea che un mio scritto possa far nascere una riflessione solletica il mio ego.
Per una volta non vorrei scrivere di politica, o di fatti di cronaca, ma vorrei scrivere di musica, e di come questa possa suscitare emozioni diverse. C'è una musicalità anche nelle parole, ed è per questo che gli uomini accompagnano le melodie e i ritmi con i testi. Testi d'amore, impegnati, messaggi profondi, evasioni estive. 
Così nascono canzoni poetiche che ci accompagnano una vita e sopravvivono a chi le ha scritte, che ci fanno riflettere su amori perduti o su cieli sempre più blu, o che durano una sola stagione e ci martellano fino alla nausea per qualche mese e mai più, fiumi di parole gettate in un mare d'oblio. 
Il casus belli che mi ha fatto nascere l'urgenza grafologica è la ribalta conquistata da un ragazzo vincitore di un talent, X Factor, il ventunenne Anastasio, che mi ritrovo a difendere da qualche giorno sui  social, quasi lo conoscessi, come se fosse un mio amico, o un nipote, o addirittura un figlio. 
Si, perché le mie difese a qualcuno sono sembrate molto, troppo appassionate, e devo riconoscere che anche se non l'ho mai incontrato di persona questo ragazzo ha per me un'aria familiare, perché ai miei figli somiglia, come somiglia a molti altri ragazzi di oggi, che ho conosciuto. 
Ha negli occhi qualcosa che non lascia indifferenti, ha una rabbia mista a un'aria di sufficienza, a tratti strafottenza, saccenza, finta sicurezza, arroganza, che a volte ho letto nello sguardo dei miei figli.
Due giorni fa in molti lo lodavano, il pubblico del televoto lo ha decretato vincitore, mentre sui social era già cominciata una campagna denigratoria, a partire da una rivista minore che ha sbirciato nel suo profilo FB mettendo in luce i suoi like a Casapound e a Salvini, fino a rimbalzare sui grandi giornali. Tutti hanno fatto un articolo sulle presunte preferenze politiche, e sulle sue dichiarazioni post vincita, in cui si dichiara libero pensatore.
Persino la pagina Sarrismo e Rivoluzione che prima lo aveva acclamato per la sua canzone "Come Maurizio Sarri" ora lo sconfessa. 
Intanto la destra prova ad accaparrarsi l'idolo, Casapound lo condivide, e lui dichiara che la cosa gli ha fatto girare un po' le palle.
Si, in effetti tutta questa polemica le sta facendo girare un po' anche a me, e per diversi motivi.
Non si era ancora sedata la polemica sul concerto di Sfera Ebbasta finito in tragedia dove il popolo del web ha decretato che i test del trapper erano concausa della morte dei ragazzi, e che i genitori italiani che hanno permesso ai figli di andare in quella discoteca sono dei pessimi genitori e meritavano di vedere morire i loro pargoli anche solo per avergli permesso di ascoltare pessima musica, che di polemica ne arriva un'altra. 
Un altro motivo che mi fa trovare la faccenda irritante è che il like a Salvini ce l'ho anche io, come ho il like a Berlusconi, a Di Maio, a Di Battista e alla Meloni. Ho il like a un sacco di politici che non mi sognerei mai di votare, e quando l'ho fatto presente qualcuno mi ha detto che per restare informata bastava mettere il "segui" e non il like. Oh, guarda... non ci avevo pensato.
Il fatto è che io non volevo mettere il segui, ma proprio il like, e li ho messi dovunque: l'ho  fatto quando ho riflettuto su alcune notizie sull'utilizzo dei social per influenzare il voto politico. 
Non voglio essere tracciabile. Non voglio dare informazioni sulle mie preferenze, informazioni preziose per qualcuno, e dargliele  anche gratis. 
Sicuramente Anastasio nel mettere i suoi like avrà fatto un ragionamento diverso dal mio, può darsi che a lui Casapound piaccia veramente, o forse no, ma questo non giustifica né il linciaggio della sinistra, né la strumentalizzazione della destra. 
In tutto questo agitare le acque delle polemiche sui social, si perdono pezzi importanti che, secondo il mio parere,  sono soprattutto due.
Il primo è il bellissimo testo del pezzo inedito con cui Anastasio ha vinto il talent, che parla del disagio giovanile come difficilmente hanno saputo fare le canzoni, che ci fornisce una chiave di lettura per capire i giovani, sempre che noi i giovani vogliamo davvero capirli, perché il primo passo per capirli sarebbe quello di ascoltarli invece di giudicarli. 
Il secondo è che Anastasio nelle dichiarazioni di ventunenne un po' meravigliato dal clamore e dal successo raggiunto, ha dichiarato di avere votato scheda bianca, e quindi implicitamente ha detto di non fidarsi minimamente di nessuno tanto da dargli la sua fiducia di elettore. I giovani che non si fidano della politica. Che non votano. Che votano scheda bianca. I giovani che si sono sentiti traditi dalla politica. Che non si sentono "né di destra né di sinistra". Un messaggio chiaro su cui riflettere Anastasio in fondo ce l'ha dato. 
Nonostante questo ognuno prova a strumentalizzare le sue parole, e mentre la sinistra lo mette al bando per due like su FB, la destra prova ad accaparrarselo per farne una sua icona. 
Eppure il testo della sua LA FINE DEL MONDO lui lo dice chiaramente: 



Non mi rompete il cazzo con 'sta fretta di decidersi, 


lasciatemi, non fatemi alzare dal letto 

Scendetemi di dosso con 'sta fretta di decidersi voi, voi non fatemi alzare dal letto. 



Voi non solo non gli siete "scesi di dosso". espressione italianizzata del molto partenopeo "scinneme a cuollo" molto popolare nello slang dei ragazzi napoletani, no, voi non solo vi siete aggrappati addosso, ma avete pure provato a trascinarlo ognuno dalla propria parte. La libertà di cui tanto parlate, a cui avrebbe diritto un artista, ve la siete dimenticata, perché su ogni cosa con cui entrate a contatto voi sentite il bisogno di mettere un'etichetta, e magari anche un prezzo. 

Mi torna prepotente in mente l'immagine della sua canzone, in cui ipotizza una fine del mondo ad opera di un asteroide guidato da lui stesso, che distrugge tutto, dalla Cappella Sistina alle persone dalle facce spente, come se non vi fosse possibilità di salvezza oltre la distruzione totale. A giudicare da quanto ho letto, mi verrebbe quasi da dargli ragione. So che non mi leggerà, e non credo gli possa interessare il mio anziano pensiero, ma mi verrebbe da dirgli: "Caro Anastasio, se un giorno deciderai davvero di andare a prendere l'asteroide per distruggere il mondo, fammelo sapere. Potrei sempre darti le chiavi della mia macchina e continuare a fare il tifo per te da casa mia."





lunedì 2 aprile 2018

Quando lavorare uccide

Ieri era Pasqua, il giorno della Resurrezione di Cristo, e per chi è credente un giorno di giubilo e di festa. Anche quest'anno, benché capitasse il primo di Aprile, Gesù Cristo non ci ha fatto scherzi, ha abbandonato il suo sepolcro, e il suo corpo, che credevamo mortale, è risorto a nuova vita. 
Per festeggiarlo qualcuno si è recato a messa, qualcuno no, ma quasi tutti, praticanti e non, hanno onorato la Pasqua del Signore davanti a tavole imbandite, con piatti tradizionali, dolci tipici, e uova di cioccolato con sorpresa. 
Non per tutti però è stata una giornata di festa, c'è chi ha dovuto lavorare. C'è chi ha scelto o gli è capitato di fare uno di quei lavori per cui non ti puoi riposare neanche nei giorni di festa. Penso ai medici ospedalieri, agli infermieri, alle forze dell'ordine, ai vigili del fuoco, e a tante altre categorie che nelle domeniche e negli altri giorni festivi sono costretti a fare i turni. Lo stesso dicasi per i lavoratori del settore ristorazione e del turismo. Per loro le domeniche e gli altri giorni rossi sul calendario, sono giorni in cui si lavora più che nei feriali. 
Da qualche anno c'è poi una grande polemica in Italia sui centri commerciali. In nome di un'altra religione, quella dell'economia, pare che non ci si debba fermare nemmeno nei giorni di Pasqua, e di Pasquetta. La gente non può fare a meno di comprare, neanche in quei giorni, perché il consumismo va difeso, incentivato, incrementato. Se i centri commerciali sono chiusi dove si fa la spesa nei giorni festivi, e come si può sopravvivere senza fare shopping, visto che gli altri giorni non abbiamo il tempo? E soprattutto se non ci sono megastore aperti la domenica dove andiamo? 
Da quando vivo qui in Germania ho riscoperto invece che con i negozi chiusi la domenica si sopravvive benissimo, e il tempo lo si può passare andando al parco, a passeggio, o stando in famiglia. 
Perché che tu sia un lavoratore o un cliente della domenica, è la famiglia che paga per questa mancanza di tempo, ne risentono sempre i rapporti umani, e  a questa mancanza di tempo a volte si cerca di recuperare come si può. 
Ieri però, proprio nel giorno di Pasqua, due lavoratori a casa non ci sono tornati più. Lavoravano in un'azienda di mangime, a Treviglio, in provincia di Bergamo. Sulle prime ci si è chiesti cosa ci facessero in azienda anche il giorno di Pasqua. Qualcuno poi avrebbe detto che ci si sono recati per un'emergenza, pare che gli abitanti della zona sentissero un cattivo odore. Probabilmente l'allerta andava gestita in altro modo, visto che l'esplosione di un'autoclave si è portata via la vita di due padri di famiglia. Questo è stato purtroppo il terzo episodio in pochi giorni, dopo gli incidenti di Livorno in cui hanno perso la vita due operai, e quello di Bologna in cui è morto un cinquantaseienne che lavorava alla linea elettrica ferroviaria. Una vera settimana di passione, per questi lavoratori che purtroppo non risorgeranno. Le chiamano morti bianche, e le vittime sono state oltre 13mila negli ultimi 10 anni e se date un'occhiata a questo blog vi accorgerete che è una vera e propria strage, che meriterebbe più attenzione. 
Mentre alla radio si sente spesso la canzone de "Lo Stato Sociale" che si interroga sul "vivere per lavorare, o lavorare per vivere", varrebbe la pena di fare una riflessione sulla sicurezza sul lavoro, perché nel 2018, non si dovrebbe "lavorare per morire", cosa che tuttavia accade davvero troppo spesso. 


giovedì 29 marzo 2018

LA PASTIERA NAPOLETANA

Quando sei napoletana fino al midollo, e arrivano le feste comandate, è difficile rinunciare alle tradizioni, nemmeno se ti trovi nel cuore della Germania. Come si fa a rinunciare al profumo di fiori d'arancio che dai forni di tutte le case napoletane invade l'intera provincia? Senza una fetta di pastiera non è Pasqua per noi, così come non ci può essere scampagnata senza un casatiello, un tortano o per lo meno una pizza chiena (ripiena).
Così mi sono messa alla ricerca degli ingredienti giusti per poter rispettare la mia tradizione culinaria, cominciando da quelli per la pastiera, non è stato semplicissimo ma ce l'ho fatta, anche grazie alla presenza qui di un supermercato italiano dove ho trovato il grano, l'aroma di mille fiori e la ricotta di pecora.
La pastiera, per chi non lo sapesse, si compone da una pasta frolla e da un ripieno, come se fosse una crostata ma molto più alta, con sopra le classiche strisce di frolla incrociate a formare losanghe.
Visto che qualche amica "forestiera" mi ha chiesto la ricetta, ve la riporto qui, sperando che vi sia di aiuto.

INGREDIENTI PER LA PASTA FROLLA:
350 gr. DI FARINA 00
150 gr.  DI BURRO
150 gr.  DI ZUCCHERO
LA BUCCIA DI MEZZO LIMONE NON TRATTATO GRATTUGGIATA
UN PIZZICO DI SALE
2 O 3 UOVA (DIPENDE DALLA GRANDEZZA)

mescolate tutti gli ingredienti, ottenete un panetto e mettetelo a riposare in frigo, in una bustina monouso di plastica per alimenti o in uno straccio umido.


INGREDIENTI PER IL RIPIENO:
1/2 KG DI RICOTTA DI PECORA O DI BUFALA
350 gr. DI ZUCCHERO
5 UOVA
UNA BUSTINA DI ZUCCHERO E VANILLINA
UN BARATTOLO DI GRANO PER PASTIERA
200 ML DI LATTE
SCORZA DI LIMONE NON TRATTATO
UNA NOCE DI BURRO O DI STRUTTO
UNA FIALETTA DI ACQUA DI MILLEFIORI
CEDRO CANDITO TAGLIATO A CUBETTI
UN BICCHIERINO DI LIQUORE STREGA O LIMONCELLO
UN PIZZICO DI CANNELLA (FACOLTATIVO)


Come prima cosa mettete in una pentola il grano, il latte, la buccia del limone, un pizzico di sale, e portate ad ebollizione continuando a girare, e cuocere fino a quando il tutto non avrà l'aspetto di una crema densa.





In una ciotola larga lavorate la ricotta e lo zucchero, aggiungete gli altri ingredienti a partire dalle uova (una per volta) e continuare a mescolare.







 In ultimo aggiungete il grano privato dalla scorza di limone e raffreddato.


Stendere su una spianatoia la pasta frolla, foderateci uno stampo tondo di allumino o di materiale antiaderente precedentemente unto e infarinato.






Versateci all'interno il ripieno, e completate aggiungendo strisce di pasta frolla incrociate.

Cuocere in forno statico a 160/180° per circa 2 ore. La pastiera è cotta quando la pasta frolla è di colore dorato, e il ripieno di colore bruno.

Ora l'impresa è resistere e non mangiarla prima che si raffreddi. Prima di servirla, spolveratela con zucchero a velo.
Buon appetito e Buona Pasqua.



giovedì 15 marzo 2018

NON E` UN PAESE PER DONNE

Leggevo proprio stamattina un articolo che spiegava bene come, a causa di una legge elettorale che consentiva diversi stratagemmi, unitamente alle scelte delle segreterie, nonostante le candidature che dovevano rispettare le quote dal 40% al 60% per ognuno dei due generi, questo parlamento avra` solo un terzo della rappresentanza al femminile, che già per l'Italia e` un passo avanti. Le cose peggiori le hanno fatte a sinistra, tra PD e LeU, infatti sono in questi due partiti che le donne sono in netta minoranza. 
Ma non e` solo questo. In campagna elettorale abbiamo sentito diversi slogan a favore della parità delle donne, che in Italia sono meno occupate, in posti di minore responsabilità, e meno pagate.
Anche gli annunci di lavoro spesso fanno rabbrividire, farebbero rabbrividire almeno se pubblicate in un altro paese. Qui ci siamo troppo abituati. Persino i siparietti sanremesi contro la violenza sulle donne hanno di fatto riproposto vecchi stereotipi. Le attrici che hanno denunciato le molestie a sfondo sessuale in tutto il mondo, qui le abbiamo trattate un po' peggio che altrove.
Della politica gia` dicevamo, poca presenza in Parlamento, leader al femminile non pervenute. Anche nel Movimento 5 stelle che ha il pregio di non aver utilizzato strategie (leggi questo articolo per saperne di più ) che avrebbero portato più uomini a Montecitorio e a Palazzo Madama, in realtà ha le figure più carismatiche tutte maschili. 
Una pensa che non tutto e` perduto, e che magari una Michelle Obama possa spuntare anche in Italia, e da moglie, da compagna di qualche politico di spicco, possa ridarci quella speranza di emancipazione. 
Oltretutto uno dei vincitori di queste elezioni e` Matteo Salvini, che da qualche tempo si accompagna alla bella Elisa Isoardi, conduttrice in TV. Una donna che ha dunque una sua carriera, che non ha bisogno di un compagno potente. E invece no. La Isoardi rilascia un'intervista su Oggi in stile angelo del focolare. Siccome il peggio non e` mai morto, il quotidiano Libero rilancia uno stralcio dell'intervista mettendoci di suo: 
"Sono orgogliosa di Matteo, per amor suo resterò nell'ombra". Questo il titolone di Oggi che intervista Elisa Isoardi, la fidanzata di Matteo Salvini. "La prima intervista da First Lady", così scrivono dopo il risultato elettorale che ha premiato il leader della Lega. "La donna per quanto in vista deve dare luce al suo uomo, e la luce si dà arretrando", dice la conduttrice Rai, che dimostra con le sue parole di essere una donna di sani principi. Come ce ne sono ormai poche.(qui il link )

Dimostra di essere una donna di sani principi! 

Arretrando!

 Dando luce al suo uomo!

Non avevo mai pensato che la Isoardi potesse essere un baluardo del femminismo nostrano, ma che fosse disponibile a mantenere un lanternino per illuminare il suo Matteo neanche me lo aspettavo. Ritenendo oltretutto che per illuminare il suo fidanzato non basterebbero neanche i riflettori di tutta Hollywood, visto l'oscurantismo che pervade lui e gli altri esponenti del suo partito.  
Perche` Salvini ha appena traghettato in Senato il creatore del family day, Simone Pillon, che ha subito deciso di farsi notare cominciando la caccia alle streghe (giuro, non e` una notizia di Lercio, leggi qui).
Aspettavamo questa nuova legislatura per vedere leggi più efficaci per tutelare le donne, visti tutti i casi di violenza domestica e femminicidi  ma mi sa che l'attesa non porterà buone notizie. 



martedì 13 marzo 2018

Fantagoverno

Ci risiamo: cambio scenario. Ormai chi mi segue lo sa, e a chi non ha mai letto questo blog glielo ricordo in un attimo: vivo un po' in Italia, un po' in Germania da quasi due anni. 

Ho passato tutto il periodo della campagna elettorale in Italia, mi sono vista la #MaratonaMentana dal mio divano, sotto il Vesuvio. Non mi aspettavo sorprese e non ne ho avute. Tutti si aspettavano un crollo del PD, tutti si aspettavano l'affermazione dei 5 stelle e della Lega. Solo che i tre fenomeni si sono presentati con effetti più dirompenti del previsto. 

Forse quello che non tutti si aspettavano e` il sorpasso di Salvini su Berlusconi, e il disastroso risultato delle ben quattro liste a sinistra del PD: solo LeU arriva in Parlamento con un esiguo numero di deputati e Senatori. 

L'Italia e` tripolare, spaccata in tre tra Destra, Centrosinistra riformista, e Pentastellati. L'Italia e` anche spaccata in due per quanto riguarda la distribuzione del consenso: al nord fa il pieno Salvini, al sud Di Maio.

 Nessuno vorrebbe essere nei panni di Mattarella. A chi dara` l'incarico? Sul web, tra i vari social, inizia un nuovo gioco: il "Fantagoverno". 

Il nuovo Parlamento si insedierà il 23 marzo, dovra` affrontare la prova della elezione dei Presidenti di Camera e Senato, ma già lo spettro dell'ingovernabilita` si aggira per Roma come i tre fantasmi, del passato, del presente e del futuro del Canto di Natale di Dickens. 

Il fantasma del passato e` ben rappresentato da quanto successe nel 2013, dalla diretta streaming con Bersani, Crimi e la Lombardi (guarda qui) neoeletti del Movimento 5 stelle al loro esordio, che rifiutarono qualsiasi dialogo, che non vollero ascoltare nessun discorso che riportava alla responsabilità. 

Fini` come sappiamo, fini` con Bersani che si arrese all'impossibilita`di governare, pur essendo il segretario del partito che aveva ricevuto più voti, e da segretario del PD diede le dimissioni. Poi arrivo` Enrico Letta, la scissione del PDL, il governo con Alfano, le nuove primarie del PD, con Renzi trionfatore nuovo segretario, e poi Renzi a Palazzo Chigi, il jobs act, la Buona Scuola, l'Italicum, la Boschi, la brutta storia di Banca Etruria, fino al referendum costituzionale sul quale Renzi ha sbattuto la faccia e la credibilità. 

 Il periodo successivo solo apparentemente più tranquillo, con Gentiloni Presidente del Consiglio, ma col decreto Minniti e l'approvazione della nuova legge elettorale con la quale abbiamo poi votato, un sistema misto e pasticciato tra metodo proporzionale e maggioritario, che non ci ha nemmeno consentito di esprimere una preferenza. 

Arriviamo dunque al fantasma del presente, il Movimento 5 stelle e` il primo partito, mentre la prima coalizione e` quella di destra, il PD del segretario rignanese e` solo l'esile ricordo del partito che fu. 

I voti per governare non ce li ha nessuno: non ce li ha la coalizione di Berlusconi, Meloni e Salvini, ma non ce li ha neanche Di Maio. In tanti si agitano, molti consigliano al PD di appoggiare i 5 stelle, lo fa persino Pif che non e` certo un politico, lo fa Barbara Spinelli, lo fanno in tanti. 

Intanto Di Maio continua a dire che chiederà l'appoggio sulle proposte, chiederà l'appoggio a tutti, dice, ma nella stessa frase non dimentica mai di dire "non ci fidiamo di loro". Lo dice prima, o dopo, ma lo dice sempre, quasi che qualcuno gli avesse raccomandato di non dimenticarlo mai. Loro sono il nuovo e non si fidano del vecchio, eppure col vecchio dovranno venir a a patti, visto che la maggioranza non ce l'hanno neanche loro.

Renzi intanto manda una letterina alla direzione PD, di dimissioni, ma none identica di lanciare l'hastag #senzadime, rivolto ai grillini, perché non ha certo dimenticato che lui, da Grillo e da Di Maio, sempre in streaming, fu trattato pure peggio di Bersani. Da` le dimissioni ma detta anche la linea, insomma, mentre qualcuno dice che già pensa di emulare Macron e fondare un suo personale movimento in cui approderebbero molti dei deputati e senatori eletti col PD. 

Dal canto suo, Salvini ha ricordato a Berlusconi che per il loro patto pre-elettorale, nel caso toccasse alla loro coalizione, l'incarico spetterebbe a lui, che ha preso più voti. Voti tuttavia neanche vicini alla maggioranza. 

In tutta questa danza nell'attesa, nessuno sembra davvero preoccuparsi dello stato di salute del paese, degli elettori che intanto aspettano che coloro che hanno scelto gli risolvano i problemi grazi alle mirabolanti promesse fatte. 


Intanto il 23 marzo si avvicina e presto capiremo a chi dara` l'incarico esplorativo Mattarella, e da questo dipenderà l'aspetto più inquietante meno, del fantasma del futuro.  Se toccasse a Di Maio potremmo assistere a una scena rovesciata, questa volta potrebbe essere lui a dover dire: "siamo arrivati prima ma non abbiamo vinto", come all'epoca disse Bersani. 

Io intanto ho preso le distanze di sicurezza dal mio bel paese e guarderò i prossimo avvenimenti grazie alla TV satellitare, al web, sorseggiando una buona birra tedesca. 

Una sola cosa chiederei, come una preghiera: se il M5S avra` l'incarico, non sfugga alla trasparenza che ha tanto predicato. Le consultazioni le faccia in streaming. Così oltre a bere la birra, posso mangiare anche una montagna di pop corn. 

Non vi preoccupate per me, continuerò a tenervi d'occhio. 










venerdì 9 marzo 2018

Come vi permettete!

Le elezioni del 4 marzo 2018 ci consegnano un quadro nazionale molto complesso, variegato, che richiederebbe un'analisi approfondita e umile, fatta per capire e non per pontificare. 

I vincitori di questa tornata elettorale sono indiscussamente due: il Movimento 5 stelle e la Lega di Salvini, molto diversa dalla Lega Nord di Umberto Bossi.

Il cambiamento leghista, che si candidava ora ad essere forza nazionale e che invece di attaccare il sud assistenzialista attaccava i migranti usurpatori di ossigeno nazionale al grido di "prima gli italiani", non riesce a sfondare al sud, dove e` il movimento di Grillo e Di Maio ad ottenere risultati che vanno anche oltre il 50%.

Il sud e` a 5 stelle, c'e` poco da fare. Ma le forze politiche che proprio al sud hanno perso il maggior numero di consensi, anziché interrogarsi sui propri errori, cominciano a denigrare il sud. Lo stesso sud dove finora loro hanno goduto di ampi consensi. 

Comincia prima Zucconi, ponendo l'accento sul fatto che alcune zone di Napoli in cui il M5S ha percentuali altissime, e` a rischio criminalità organizzata, insinuando una correlazione tra i due fenomeni. Per onesta` intellettuale devo ricordare che queste insinuazioni non sono così originali: ogni volta che una forza politica non ha successo al sud se la prende con la camorra, ci casco` anche Grillo anni fa, ma questa e` un'altra storia. 

Zucconi pare dimenticare che le stesse zone hanno anche un tasso di disoccupazione altissimo, che sono zone storicamente da sempre di sinistra, e che magari e` ipotizzabile anche che il voto ai 5 stelle sia una protesta da intere fette di popolazione letteralmente dimenticate dalla politica. 

Pensate al sentimento che può provare un elettore  che ha ascoltato per mesi, per anni, lo storytelling renziano della ripresa dell'Italia mentre non aveva in tasca i soldi per pagare la bolletta della luce. 

Dopo qualche ora esce fuori la notizia che presso un CAF di Giovinazzo circa 50 persone sarebbero state in fila per richiedere il Reddito di Cittadinanza, promesso dai 5 stelle nel loro programma elettorale. 

Facile trarre conclusioni: il Sud e` popolato da gente che non avendo voglia di lavorare vota chi gli promette un reddito sicuro e poco faticoso da ottenere. 

Ma non solo: addirittura questi "sempliciotti" non aspettano neanche l'insediamento del nuovo Parlamento, che avverrà il 23 marzo. Escono di casa e corrono tutti al CAF di Giovinazzo. Perche` la "ressa"avviene solo li`. Gli ingenui abitano tutti a Giovinazzo, evidentemente. 

Parte lo sfotto` sui social. Che ignoranti questi elettori dei 5 stelle, che stupidi questi elettori del sud. 
Mi suona strana questa notizia, rimbalzata dalla stampa nazionale. Non mi convince e ho ragione: dopo qualche ora la cosa viene ridimensionata, dallo stesso sindaco di Giovinazzo. Poco dopo  qualcuno dice che dietro la diffusione di questa notizia ci sia qualche personaggio locale del PD  (leggi qui), ma non e` questo il punto. 
Ricapitolando gli abitanti di Giovinazzo non sono i più ingenui d'Italia, qualcuno ha solo gonfiato una notizia, dimenticando che notizie analoghe, di gente disperata in fila per ottenere un sostegno economico, erano girate già precedentemente, ben prima del voto, quando e` stato approvato il Reddito di Inclusione, (REI), e non da quei populisti dei 5 stelle, ma da quel moderato di Gentiloni (leggi qui). Dunque tu prometti acqua, il popolo ha sete e chiede dove sta la fontana. Non mi pare ci sia molto da ridere, ma neanche questo e` cio` di cui voglio discutere. 

Il punto e` il dileggio di un popolo, quello del sud, che per anni la politica ha dimenticato, cancellando dall'agenda la questione meridionale.

 I disoccupati del sud, le famiglie che non arrivano alla fine del mese, che campano come possono, industriandosi in strategie di sopravvivenza, finendo talvolta nelle maglie della criminalità che pare essere l'unica industria che sopravvive alla crisi, sono stati dimenticati per anni tranne in qualche occasione: quando si vota. 

Allora, e da decenni, tutti si ricordano di noi, a cominciare da Lauro, che a Napoli regalava il famoso pacco, o una sola scarpa, per completare il paio solo a voto avvenuto. Sono anni che la politica ci ha riempito di balle, e di ecoballe, ci ha avvelenato la terra, e anche l'anima, riempiendola di rancore. 

Ed e` proprio il rancore la cifra che andrebbe analizzata, più che le percentuali di voto. Andrebbe osservato lo scollamento totale del mondo politico dai comuni cittadini che arrancano faticosamente in quest'Italia che secondo i dati statistici cresce, ma in cui crescono soprattutto la rabbia, la disperazione, e le diseguaglianze. Poi si meravigliano se cresce l'unico movimento con tratti anti-casta e anti-politica. Si meravigliano. Loro. Io no.